L’ERMAFRODITISMO: IL CASO ROSO FANTINI

L’ERMAFRODITISMO: IL CASO ROSO FANTINI

L’ERMAFRODITISMO: IL CASO ROSO FANTINI

 

Il Caso Roso, è stato oggetto di una straordinaria scoperta scientifica in ambito forense compiuta dai professori Vincenzo Lusa e della professoressa Annarita Franza.

lo studio ha destato l’attenzione del 67° Meeting annuale della American Academy of Forensic Sciences tenuto ad Orlando (Florida), il 19 febbraio 2015.

Il caso trae origine da un processo di divorzio tenutosi nel XIX secolo a Firenze, che ebbe ad oggetto lo scioglimento del vincolo matrimoniale per anomalie relative al sesso di uno dei coniugi.

La vicenda giudiziale è abbastanza singolare, sia per il periodo storico che per la ragione dedotta in giudizio.

Il 15 luglio 1805, presso la Corte della Curia Vescovile di Fiesole, Dionisio Degli Innocenti, depositò una domanda di scioglimento del vincolo matrimoniale contratto con la sua consorte Maria Rosa Fantini.

Il 10 gennaio 1806, il ricorso presentato da Dionisio fu respinto confermando la validità del matrimonio. Successivamente, in data 13 febbraio 1818, Dionisio chiese l’annullamento dinanzi al Tribunale vescovile di Firenze dove venne presentata una seconda relazione, affidata questa volta a Vincenzo Chiarugi, il più famoso anatomista in quel momento e padre della psichiatria italiana.

Sulla base dei dati anatomici, Chiarugi concluse la sua relazione sollevando dei dubbi sul sesso di Maria Rosa. Il matrimonio fu sciolto nel maggio successivo.

Maria Rosa fu portata presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze e collocata nella sezione maschile.

In quella occasione, fu visitata dal chirurgo Giuseppe Chiarugi, figlio del noto anatomista, e dal medico Stanislao Petri che, all’esito dell’ispezione medica, notarono che quello di Rosa era un raro caso di ermafroditismo umano.

L’ermafroditismo si verifica, in casi molto rari, come conseguenza di un disturbo nei processi di differenziazione delle gonadi che determina lo sviluppo simultaneo di tessuto ovarico e testicolare in soggetti geneticamente maschi o femmine.

Si deve supporre che in assenza del cromosoma Y nel cariotipo dei pazienti con ermafroditismo sia presente materiale derivante dal cromosoma Y per mancata disgiunzione e/o traslocazione. Va tenuto distinto dallo pseudoermafroditismo, poiché in quest’ultimo le gonadi sono di un unico sesso, ma l’aspetto degli organi genitali esterni è ambiguo, poco definito, così che al semplice esame esterno del soggetto spesso non si riesca a stabilire il sesso.

I medici, inoltre, cambiarono il suo nome dal femminile al maschile cioè da Rosa a Roso.

Maria Rosa dichiarò:

“Il mio nome è Rosa, sono stata e sono una donna e sono sorpresa di come questi signori vogliono che io muoia qui, tra gli uomini.”

Maria Rosa morì il 16 aprile 1839. La sua morte è stata registrata con il nome di Roso Fantini.

Al caso Roso, i professori  propongono una teoria della classificazione morfo-anatomica, basato sul confronto morfologico tra aspetto fisico di Maria Rosa e le caratteristiche cliniche dei più comuni disturbi dello sviluppo sessuale (DSD).

Lo studio è stato oggetto di un libro dal titolo: “Il caso Roso. Da uno studio forense la rivelazione del terzo sesso. Problematiche legali, antropologiche, criminologiche sul sex and gender“, scritto a quattro mani dagli stessi professori impegnati nella ricerca, Annarita Franza – Vincenzo Lusa, edito Alpes Italia.

Link di seguito troverete la puntata di Voyager sul “Caso Roso“.

http://www.raiplay.it/video/2015/10/CASO-ROSO-EDIT-e0b45610-767d-4011-aa82-6584a236760a.html

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Beatrice Pecora